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giovedì 12 dicembre 2024

Il Fallimento Cecchi Gori, Angelo Palombo e il suo esordio con Mancini

La stagione 2001/2002 è quella del fallimento. L’ultima stagione della dinastia Cecchi Gori che in dieci anni ci regalò grandissime soddisfazioni, giocatori fortissimi, grandissime ambizioni, momenti epici, che, però, terminarono nel luglio 2002 quando la Fiorentina fu dichiarata fallita.

Ricordo benissimo quella stagione, perchè una mia cara amica lavorava per la Toyota, main sponsor della squadra. Ogni partita in casa andavo allo stadio e spesso capitava anche di pranzarci, non come adesso a buffet, ma proprio seduti. Non esisteva una vera e propria hospitality, ma per un numero veramente ristretto di persone era riservata questo tipo di accoglienza molto particolare. Oggi ci sono almeno 6/7 salette dedicate alle varie ospitalità, a seconda del colore del braccialetto ecc, oltre a tutti gli skybox che hanno un buffet a loro dedicato. Uno dei vantaggi nell’assistere alle partite in tribuna Autorità era anche quello di capitare vicino ai dirigenti delle squadre avversarie. Una partita capitai accanto all’allora presidente del Lecce Mario Moroni che a fine partita mi regalò la maglietta del capitano Conticchio. La conservo gelosamente.


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Tornando a quella stagione disastrata, che le cose non sarebbero andate per il verso giusto lo si capì quando dopo poche giornate si fece male Chiesa, vera anima e trascinatore di quella squadra. Dal suo infortunio la Fiorentina iniziò un viaggio senza freni verso il fondo della classifica. Durante il mercato di gennaio arrivò quasi a sorpresa Adriano che veniva avvistato in ogni ristorante brasiliano di cui Firenze all’epoca era ben fornita…

In quella squadra forse non tutti si ricordano che faceva capolino dalle giovanili Angelo Palombo, che poi avrebbe fatto una grandissima carriera tra Samp, Nazionale e anche una breve parentesi all’Inter. “Avrei dovuto già esordire con Trapattoni, ma mi ruppi il ginocchio in Under 20 e così iniziai a frequentare la prima squadra con Terim, ma l’esordio vero e proprio fu in Coppa Italia contro il Como con Mancini in panchina.

Avevamo perso 2-0 all’andata e avremmo perso con lo stesso risultato anche al ritorno. Ero emozionantissimo, come squadra venivamo da un periodo brutto e Mancini mi dice che avrei dovuto giocare da trequartista, premetto che se me lo avesse chiesto avrei giocato anche come portiere, però io ero un centrocampista centrale e, quindi, quando mi disse come avrei giocato feci un faccia che i miei compagni si misero a ridere… Per poco non segnai anche un goal che se ci fossero stati i social sarebbe diventato virale.”

A rivedere i nomi di quella stagione si fa fatica a credere che, a prescindere dal fallimento, siate retrocessi sul campo: “Eravamo una grandissima squadra: Chiesa, Mijatovic, Torricelli, Di Livio, Adani, Nuno Gomes, Cois, gente che avevo visto in televisione fino a qualche mese prima e con in quali adesso condividevamo lo stesso spogliatoio. Ricordo Adriano contro il Milan al 90° si portò dietro Maldini e Costacurta, non proprio due qualunque segnando la rete del pareggio… Una roba pazzesca. Però se vai ad analizzare nel dettaglio: l’infortunio di Chiesa fu una bella botta, la mancanza di una figura societaria presente, in condizioni normali non saremmo mai retrocessi, il gruppo era sano.” Angelo tu arrivavi dalla primavera, i senatori come si comportavano con te, con voi giovani? “Considera che io prima di farmi male mi allenavo regolarmente con Edmundo, Bati , Rui Costa, era un sogno e noi giovani portavamo rispetto, ricordo Cois e Adani che in allenamento erano piuttosto duri con noi, ma non con cattiveria, bensì per farci crescere e farci rendere conto di dove eravamo. Al giorno d’oggi per un ragazzo sarebbe dura accettare quel tipo di comportamento, ma io devo ringraziarli.”

Se la Fiorentina non fosse fallita tu saresti rimasto? “Certo che si, a fine stagione arrivò Fascetti che credeva nei giovani, quindi per me sarebbe stato l’ambiente perfetto e la Serie B quell’anno l’avremmo vinta a mani basse, quindi ti dico che,  conoscendomi, sarei rimasto a vita a Firenze. Basta guardare la mia storia con la Samp, in tanti mi dicono che avrei potuto guadagnare di più e giocare in grandi squadre, ma io non rimpiango niente, anzi ho sempre messo avanti la qualità della vita e delle persone. In vita mia ricordo due pianti bruttissimi: il fallimento della Fiorentina perchè forse lo vivevo come la fine di un sogno che avevo assaporato e che mi piaceva tantissimo e la retrocessione con la Samp. Le due cose invece che mi fanno venire ancora i brividi se ci penso sono i cori dei tifosi della Samp a Marassi e il coro che i tifosi viola facevano a Batistuta (Bati Bati Bati Goal), facevo il raccattapalle e credimi ho ancora la pelle d’oca se ci penso.”

Se non ti fossi fatto male avresti esordito con il Trap.

“Con la Nazionale giocammo contro l’Irlanda allenata proprio dal Trap, nel tunnel per entrare in campo mi disse: Cinghialotto (lui mi chiamava così ndr) hai visto dove siamo? Hai visto che non mi sbagliavo su di te?”

 Le maglietta di quell’anno erano prodotte dalla Mizuno, prima ed unica volta, che legami hai con le maglie, le hai conservate, le collezioni?

“Devo ringraziare mio padre, perchè quando giocavo mi rompeva per dargliele, io invece preferivo regalarle a chi me le chiedeva, mi piaceva regalare qualche attimo di felicità ai tifosi e agli appassionati, proprio poco tempo fa, però, quando sono tornato a casa e ho visto tutte quelle che ha conservato, l’ho ringraziato perchè altrimenti ad oggi non ne avrei avuta nemmeno una. Della Fiorentina ricordo la mia prima maglia personalizzata con la Fila, mentre alla Samp venivo interpellato soprattutto per i materiali, poi io condividevo con lo spogliatoio e se c’erano richieste particolari mi facevo portavoce. Della Samp la maglia più bella che ricordo è la prima con Asics”.

Angelo ha smesso di giocare a calcio qualche anno fa, adesso fa l’allenatore e a breve inizierà un’avventura molto particolare con la “Kings League” creata dall’ex difensore di Spagna e Barcellona Pique.

“Sarò l’allenatore, inizieremo a gennaio, presidente Er’ Faina, Paolo Bonolis direttore sportivo e in porta ovviamente ci sarà il nostro grande amico e tifoso viola Emiliano Viviano, il mio motto sarà: Ho vinto, avete perso… AHAHAHHAHA.”

Da gennaio tutti a seguire la Kings League e a tifare per Angelo ed Emi. 

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mercoledì 30 ottobre 2024

La Maglia Viola: Il paradosso della maglia sbagliata, il ricordo di Ciccio Baiano.

Sarebbe stato più facile vincere lo scudetto che retrocedere. Siamo riusciti nell’impresa di retrocedere con una squadra pazzesca e fior di campioni.

Che la stagione 1992/1993 sarebbe stata una stagione “molto particolare” lo si capì dopo poche giornate, c’era stato un errore grafico e la maglietta away, quella per le gare in trasferta per intenderci, presentava una serie di svastiche ben visibili, troppo visibili.

Ancora oggi mi chiedo come sia stata possibile una svista del genere in fase di creazione.

 Lo scopo era quello di stilizzare il giglio, il problema è che quando i vari gigli si incastravano tra di loro creavano queste svastiche.


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La stagione partì con una presentazione Hollywoodiana della squadra in Piazza Santa Croce condotta dal giornalista Gianni Minà. La famiglia Cecchi Gori, proprietaria dal giugno 1990, riuscì’ per la prima volta a fare un calciomercato completamente in autonomia, nei due anni precedenti infatti l’allenatore, il mitico brasiliano e adorato dalla Gialappa’s, Sebastiao Lazaroni, era stato contrattualizzato dalla precedente proprietà e poi esonerato per far posto a Gigi Radice. Giocatori e dirigenti precedenti, a parte qualche eccezione, furono avvicendati, così la stagione 1992/1993, sembrava a tutti gli effetti quella del rilancio e finalmente la Fiorentina si presentava con una rosa adeguata per lottare per lo scudetto.

Arrivano Stefan Effenberg e Brian Laudrup dal Bayern Monaco, quest’ultimo stella anche della Danimarca, a sorpresa vincitrice di Euro ’92. Dal Foggia dei miracoli arriva Ciccio Baiano, che con Batistuta formerà una delle coppie più spettacolari della storia viola, in difesa Daniele Carnasciali dal Brescia, Gianluca Luppi dalla Juve e Fabrizio Di Mauro dalla Roma a centrocampo.

Dalla primavera aggregati “il ragazzo gioca bene” Francesco Flachi, il fratello di Roberto, Eddy Baggio e i super confermati Alberto Malusci, Stefano Pioli, Mario Faccenda, Beppe Iachini ecc.In porta Gianmatteo Mareggini, ormai un mito dopo il rigore parato a Baggio qualche anno prima.



La partenza fu debordante, partite vinte a suon di goal (7-1 all’Ancona), ma anche sonore sconfitte (7-3 in casa contro il Milan dei record di Fabio Capello), al netto di questi risultati la Fiorentina si ritrova a quasi metà stagione al secondo posto quando, una sciagurata sconfitta interna per 1-0 contro l’Atalanta nella prima partita dopo la sosta natalizia, porta all’esonero di Gigi Radice. Da qui inizia il disastro. Viene chiamato Aldo Agroppi, già sulla panchina viola sette anni prima e al centro di qualche polemica per la gestione di Antognoni, ormai però fermo e diventato un commentatore televisivo. Per farvela breve, nella prima partita con Agroppi in panchina, la Fiorentina perde 4-0 a Udine con il primo goal realizzato dall’ex Marco Branca (segnerà una tripletta), dopo appena 9 secondi. Lo stesso Agroppi a fine partita disse. “Almeno il primo goal non è stato per colpa mia, io ancora stavo salendo le scale verso il campo…”

Da quella giornata la Fiorentina dal sesto posto lentamente raggiunse le zone più pericolose della classica, fino a lottare per la retrocessione. Per una serie di risultati non favorevoli e dopo aver esonerato anche Agroppi affidando la panchina all’allora tecnica della primavera Luciano Chiarugi con il supporto di Giancarlo Antognoni, la Fiorentina retrocede in serie B dopo 54 anni.

Per quanto riguarda quella sfortunata maglietta, venne sostituita, appena si accorsero dell’errore, da una maglietta totalmente bianca con dettagli viola sul colletto e sui polsini delle maniche.

Il numero sulla schiena passò da nero a viola.Piccola curiosità che ci fa capire come a volte un dettaglio possa fare la differenza: nel 1991 la Fiorentina aveva comprato dal Boca Juniors il fantasista Diego Latorre, da molti indicato come l’erede di Maradona. La leggenda narra che Vittorio Cecchi Gori una notte guardando una partita della Coppa America, s’innamorò, calcisticamente parlando, dell’attaccante di quell’Argentina, tale Gabriel Omar Batistuta e decise, nonostante il contratto firmato, di portare subito in Italia Batistuta e lasciare in prestito al Boca Latorre. (A quel tempo si potevano tesserare massimo 3 giocatori stranieri). Nel ’92 Latorre arriverà alla Fiorentina, giocherà solo 2 partite e poi verrà venduto al Tenerife squadra dove ritroverà un altro giocatore argentino e vecchia conoscenza della Fiorentina ovvero: Oscar Alberto Dertycia.

Per farmi raccontare quella stagione ho chiamato il bomber Ciccio Baiano: “Insieme a Bati quell’anno solo in campionato realizzammo 26 reti se aggiungi la Coppa Italia saliamo a 30 e siamo retrocessi, ma ti rendi conto?”

Ciccio ma cosa successe?

“Giocavamo contro l’Atalanta, stavamo dominando, poi ad un certo punto loro segnano con Perrone e noi non riusciamo a recuperare, ma, ribadisco, giocando benissimo. A fine partita scende Vittorio nello spogliatoio e comincia ad inveire contro Radice. Noi rimaniamo spiazzati e increduli, lo esonera. Una delegazione della squadra, fece di tutto  per non farlo esonerare e cercò, invano, di far ragionare Vittorio. Il problema, però, era che erano volate parole grosse e Radice non avrebbe mai accettato di ritornare. Noi eravamo legatissimi a Radice, si era instaurato un rapporto come tra padre e figlio, capiva le situazioni, come prenderci, se percepiva qualche problema cercava di alleggerire la tensione, molto simile a Ranieri come atteggiamento. Al suo posto arriva Agroppi, amato dalla piazza, ma inviso alla Federazione in quanto da commentare tv aveva massacrato e sparato contro tutto e tutti. Inizialmente sembrava dovesse arrivare De Sisti, ma venendo considerando troppo simile caratterialmente a Radice, volevano un allenatore dal forte impatto e  virarono su Agroppi. L’esordio fu allucinante: 4-0 a Udine con goal di Branca dopo pochi secondi. Ricordo che a noi 2 reti per vincere non bastavano mai… Vedemmo cose molto strane e nonostante lo spogliatoio fosse molto unito, fossimo un bel gruppo, davanti a tutti quei torti arbitrarli ci sgretolammo. Ad un certo punto sembravamo una macchina da corsa in discesa senza freni.

Ciccio e invece di quella famosa maglia sbagliata che ricordi hai?

“Oggi una cosa del genere non potrebbe mai accadere, ma nel ’92 non c’erano i social, poche foto e le maglie non le vedevi così nel dettaglio come oggi con mesi di anticipo. Noi a dir la verità non ci accorgemmo di niente, poi arrivò una segnalazione e furono fatte sparire immediatamente!”

E’ proprio vero, quando una cosa deve andare male lo si capisce da come inizia tutto… 

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lunedì 1 aprile 2019

I 50 anni di Batistuta

Nell'agosto del 1991 avevo 11 anni e stavo per iniziare la prima media.
Nel maggio del 2000 a 20 anni ero allo stadio con i miei amici quando segnò l'ultimo goal in maglia viola sotto la #CurvaFiesole.
E' inutile provare a descrivervi l'emozione che ho provato a condividere con #Bati e tutta la sua famiglia un giorno così particolare.

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