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giovedì 12 dicembre 2024

Il Fallimento Cecchi Gori, Angelo Palombo e il suo esordio con Mancini

La stagione 2001/2002 è quella del fallimento. L’ultima stagione della dinastia Cecchi Gori che in dieci anni ci regalò grandissime soddisfazioni, giocatori fortissimi, grandissime ambizioni, momenti epici, che, però, terminarono nel luglio 2002 quando la Fiorentina fu dichiarata fallita.

Ricordo benissimo quella stagione, perchè una mia cara amica lavorava per la Toyota, main sponsor della squadra. Ogni partita in casa andavo allo stadio e spesso capitava anche di pranzarci, non come adesso a buffet, ma proprio seduti. Non esisteva una vera e propria hospitality, ma per un numero veramente ristretto di persone era riservata questo tipo di accoglienza molto particolare. Oggi ci sono almeno 6/7 salette dedicate alle varie ospitalità, a seconda del colore del braccialetto ecc, oltre a tutti gli skybox che hanno un buffet a loro dedicato. Uno dei vantaggi nell’assistere alle partite in tribuna Autorità era anche quello di capitare vicino ai dirigenti delle squadre avversarie. Una partita capitai accanto all’allora presidente del Lecce Mario Moroni che a fine partita mi regalò la maglietta del capitano Conticchio. La conservo gelosamente.


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Tornando a quella stagione disastrata, che le cose non sarebbero andate per il verso giusto lo si capì quando dopo poche giornate si fece male Chiesa, vera anima e trascinatore di quella squadra. Dal suo infortunio la Fiorentina iniziò un viaggio senza freni verso il fondo della classifica. Durante il mercato di gennaio arrivò quasi a sorpresa Adriano che veniva avvistato in ogni ristorante brasiliano di cui Firenze all’epoca era ben fornita…

In quella squadra forse non tutti si ricordano che faceva capolino dalle giovanili Angelo Palombo, che poi avrebbe fatto una grandissima carriera tra Samp, Nazionale e anche una breve parentesi all’Inter. “Avrei dovuto già esordire con Trapattoni, ma mi ruppi il ginocchio in Under 20 e così iniziai a frequentare la prima squadra con Terim, ma l’esordio vero e proprio fu in Coppa Italia contro il Como con Mancini in panchina.

Avevamo perso 2-0 all’andata e avremmo perso con lo stesso risultato anche al ritorno. Ero emozionantissimo, come squadra venivamo da un periodo brutto e Mancini mi dice che avrei dovuto giocare da trequartista, premetto che se me lo avesse chiesto avrei giocato anche come portiere, però io ero un centrocampista centrale e, quindi, quando mi disse come avrei giocato feci un faccia che i miei compagni si misero a ridere… Per poco non segnai anche un goal che se ci fossero stati i social sarebbe diventato virale.”

A rivedere i nomi di quella stagione si fa fatica a credere che, a prescindere dal fallimento, siate retrocessi sul campo: “Eravamo una grandissima squadra: Chiesa, Mijatovic, Torricelli, Di Livio, Adani, Nuno Gomes, Cois, gente che avevo visto in televisione fino a qualche mese prima e con in quali adesso condividevamo lo stesso spogliatoio. Ricordo Adriano contro il Milan al 90° si portò dietro Maldini e Costacurta, non proprio due qualunque segnando la rete del pareggio… Una roba pazzesca. Però se vai ad analizzare nel dettaglio: l’infortunio di Chiesa fu una bella botta, la mancanza di una figura societaria presente, in condizioni normali non saremmo mai retrocessi, il gruppo era sano.” Angelo tu arrivavi dalla primavera, i senatori come si comportavano con te, con voi giovani? “Considera che io prima di farmi male mi allenavo regolarmente con Edmundo, Bati , Rui Costa, era un sogno e noi giovani portavamo rispetto, ricordo Cois e Adani che in allenamento erano piuttosto duri con noi, ma non con cattiveria, bensì per farci crescere e farci rendere conto di dove eravamo. Al giorno d’oggi per un ragazzo sarebbe dura accettare quel tipo di comportamento, ma io devo ringraziarli.”

Se la Fiorentina non fosse fallita tu saresti rimasto? “Certo che si, a fine stagione arrivò Fascetti che credeva nei giovani, quindi per me sarebbe stato l’ambiente perfetto e la Serie B quell’anno l’avremmo vinta a mani basse, quindi ti dico che,  conoscendomi, sarei rimasto a vita a Firenze. Basta guardare la mia storia con la Samp, in tanti mi dicono che avrei potuto guadagnare di più e giocare in grandi squadre, ma io non rimpiango niente, anzi ho sempre messo avanti la qualità della vita e delle persone. In vita mia ricordo due pianti bruttissimi: il fallimento della Fiorentina perchè forse lo vivevo come la fine di un sogno che avevo assaporato e che mi piaceva tantissimo e la retrocessione con la Samp. Le due cose invece che mi fanno venire ancora i brividi se ci penso sono i cori dei tifosi della Samp a Marassi e il coro che i tifosi viola facevano a Batistuta (Bati Bati Bati Goal), facevo il raccattapalle e credimi ho ancora la pelle d’oca se ci penso.”

Se non ti fossi fatto male avresti esordito con il Trap.

“Con la Nazionale giocammo contro l’Irlanda allenata proprio dal Trap, nel tunnel per entrare in campo mi disse: Cinghialotto (lui mi chiamava così ndr) hai visto dove siamo? Hai visto che non mi sbagliavo su di te?”

 Le maglietta di quell’anno erano prodotte dalla Mizuno, prima ed unica volta, che legami hai con le maglie, le hai conservate, le collezioni?

“Devo ringraziare mio padre, perchè quando giocavo mi rompeva per dargliele, io invece preferivo regalarle a chi me le chiedeva, mi piaceva regalare qualche attimo di felicità ai tifosi e agli appassionati, proprio poco tempo fa, però, quando sono tornato a casa e ho visto tutte quelle che ha conservato, l’ho ringraziato perchè altrimenti ad oggi non ne avrei avuta nemmeno una. Della Fiorentina ricordo la mia prima maglia personalizzata con la Fila, mentre alla Samp venivo interpellato soprattutto per i materiali, poi io condividevo con lo spogliatoio e se c’erano richieste particolari mi facevo portavoce. Della Samp la maglia più bella che ricordo è la prima con Asics”.

Angelo ha smesso di giocare a calcio qualche anno fa, adesso fa l’allenatore e a breve inizierà un’avventura molto particolare con la “Kings League” creata dall’ex difensore di Spagna e Barcellona Pique.

“Sarò l’allenatore, inizieremo a gennaio, presidente Er’ Faina, Paolo Bonolis direttore sportivo e in porta ovviamente ci sarà il nostro grande amico e tifoso viola Emiliano Viviano, il mio motto sarà: Ho vinto, avete perso… AHAHAHHAHA.”

Da gennaio tutti a seguire la Kings League e a tifare per Angelo ed Emi. 

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giovedì 5 dicembre 2024

Marchionni e il ricordo di Firenze

 Oggi parliamo della maglietta della stagione 2011/2012.

E’ sicuramente il periodo al quale sono legato maggiormente a livello personale perchè, come hi già ho avuto modo di raccontare all’interno di questa rubrica, i giocatori erano tutti miei coetanei e con molti di loro avevo stretto un bel rapporto di amicizia che dura ancora oggi.

Ogni volta che tornavo a Firenze, a quel tempo infatti vivevo stabilmente a Milano andando ogni giorno in onda in radio, l’occasione era buona per andare a cena insieme con i giocatori e, impegni permettendo, seguivo la squadra anche in trasferta, in Italia e in Europa.


“Quello della Champions è stato un anno magico, forse non eravamo la Fiorentina più forte della storia, ma il gruppo era talmente bello e unito che facemmo cose pazzesche”.

Marco “Marchino” Marchionni oggi allena, con ottimi risultati, il Ravenna ed è uno dei ragazzi con i quali nonostante la distanza, i trasferimenti ecc, ho mantenuto una bella e sana amicizia.

La storia di Marchionni e del suo rapporto con Fiorentina è particolare perchè nasce molti anni prima del suo vero approdo in maglia viola.



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“Giocavo nell’Empoli, all’inizio della stagione 2001-2002 vengo acquistato dalla Fiorentina, era tutto fatto, poi però al tempo la squadra viola non viveva un bel momento a livello societario (proprio la stagione 2001/2002, iniziata con Mancini allenatore, sarebbe stata quella che avrebbe portato al fallimento) e, nonostante fosse già tutto firmato, l’accordo fu annullato e io andai al Parma, poi però, come vedi, era destino che sarei dovuto venire a Firenze…”


Si esatto un destino che ha fatto un bel giro, un ruolo decisivo lo ebbe  Mister Prandelli che Marchionni aveva avuto come allenatore proprio a Parma. “Dopo Parma andai alla Juventus, ma avevo mantenuto un bellissimo rapporto con il Mister e così quando si crearono i presupposti per tornare a “lavorare” insieme fui felicissimo. Alla Juve eravamo alla fine di un bel ciclo, a Firenze il Mister aveva bisogno di un giocatore con le mie caratteristiche e così tutti i tasselli andarono a loro posto.” Era il 2009 l’anno del famoso scambio con la Juve: Felipe Melo alla Juve, Marchionni, Zanetti e una barcata di soldi alla Fiorentina: ”In verità io arrivai un po’ prima di quello scambio e proprio parlando con il Mister mi fece presente della necessità di un centrocampista e io gli segnalai Zanetti che, come sicuramente ricorderai,  fu protagonista di una grande stagione.” 




Esatto, tra l’altro anche Zanetti con una storia particolare legata alla Fiorentina, cresciuto nelle giovanili viola, esordio in Serie A e poi ceduto, dopo vari prestiti all’Inter. Tornando a Marchionni e alla Fiorentina “Quella del 2009/2010 fu un stagione pazzesca, solo quel torto arbitrale di Ovrebo rovinò il nostro cammino, unica squadra a vincere il proprio girone e a non superare gli ottavi di finale. L’addio di Prandelli a fine stagione ci sorprese, ma fino ad un certo punto, era evidente che era finito un ciclo. Un altro ricordo di quella stagione fu quando vincemmo con il Liverpool e nello spogliatoio vidi i volti sorpresi di alcuni miei compagni, mi meravigliai e dissi che non dovevamo sorprenderci di quello che stavamo facendo, ma che da quel momento doveva diventare la normalità”.


Il tuo ultimo anno in Fiorentina è coinciso forse con un dei momento più buoi della storia viola, l’esonero di Mihajlovic, la vicenda Rossi-Ljiajic, la salvezza raggiunta all’ultima giornata con Guerini in panchina.

“Col senno di poi sarebbe stato meglio se fossi andato via prima da Firenze, avrei dovuto rendermi conto prima che il mio tempo era finito, invece rimasi e sia Sinisa prima, che Rossi dopo, non mi fecero quasi mai giocare, salvo chiamarmi in causa alla fine del campionato a Lecce in un match decisivo per la salvezza dove fortunatamente vincemmo e ci salvammo, Guerini, terzo allenatore della stagione e fino a qualche settimana prima club manager, mi chiese se me la sentissi di giocare e io ovviamente risposi di sì.  La cosa bella è che nonostante non giocassi e la squadra non andasse benissimo, i tifosi mi volevano un gran bene e anzi mi fermavano per strada chiedendomi per quale motivo non giocassi. Non sarei mai andato via da Firenze e comunque nonostante tutto anche in allenamento davo sempre il massimo.”


Cosa ricordi dell’episodio di Ljajic e Rossi?

“Mi stavo riscaldando, ad una certo punto, se non sbaglio eravamo al 30’ del primo tempo, eravamo sotto di due reti, Rossi sostituisce Ljiajic, succede quello che poi avete visto tutti, ma la cosa pazzesca è che tra il primo e il secondo tempo nello spogliatoio sembrava non fosse successo niente, per fortuna nel secondo tempo pareggiamo con doppietta di Montolivo e le cose si misero un po’ meglio”.


Che rapporto hai con le maglie, le collezioni?

“In verità non le colleziono, le uniche che mi faceva piacere e che scambiavo a fine partite erano con gli amici, con quelli con cui avevo giocato in passato. Una cosa che però ai tempi non capivo è perché alcuni miei compagni indossassero la maglietta a maniche corte con la maglia termica sotto. Adesso so benissimo che, tranne in rari casi, le maglie a maniche lunghe non vengono più prodotte, ma ai miei tempi si e non la capivo come cose, oppure quelli che giocavano con le maniche corte e con i guanti… mah ?! Personalmente non avevo pretese, i magazzinieri sapevano che io da ottobre ad aprile giocavo con la maglia a maniche lunghe”.

E una di quelle magliette la conservo gelosamente con una bella dedica.


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mercoledì 27 novembre 2024

La prima volta in Champions League, Sandro Cois e quella cena con Edmundo

 Sarebbe potuta essere la stagione del post scudetto del ’98 e invece  fu la stagione del ritorno in Champions League anzi per essere corretti della prima volta in Champions, perchè l’ultima volta la Fiorentina aveva disputato la Coppa dei Campioni dopo aver vinto lo scudetto.

Entusiasmo alle stelle, gli arrivi di Mijatovic dal Real Madrid, Abel Balbo, Enrico Chiesa, Amor dal Barcellona davano la Fiorentina in pole position per la vittoria dello scudetto.

Alla fine fu “solo” settimo posto e qualificazione in Coppa UEFA, ma la stagione regalò grandissime emozioni passate alla storia.



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“Considera che in Champions affrontammo Arsenal, Manchester United che vinse la Coppa e il Barcellona, il goal di Bressan al Barcellona, quello di Bati a Wembley contro l’Arsenal, che annata pazzesca” A parlare è Sandro Cois che ho chiamato per farmi raccontare quella stagione.

Partiamo dal Mister, in panchina c’era Trapattoni: “Persona buona che viveva di e per il calcio, fosse stato per lui sarebbe stato in campo dalla mattina alla sera, gli piaceva giocare chiuso, diceva sempre che l’importante era non prendere goal perchè tanto con gli attaccanti che avevamo un goal lo facevamo sicuramente. Se vincevi 1-0 toglieva un attaccante e metteva un difensore e a me ripeteva sempre di non superare la linea di centrocampo. Quando andavamo a giocare con la Juve o a Roma io dovevo seguire Zidane e Totti anche in bagno. Rivedo il Trap in Ranieri. Anche il Mister adesso alla Roma era fissato con il 4-4-2 e non riuscivi a fargli cambiare idea.”



Sandro era uno spogliatoio importante, con tanti leader, basti pensare a Bati, Rui, ma anche ai nuovi Mijatovic, Amor e Chiesa su tutti: Mijiatovic era di un’umiltà incredibile, aveva appena vinto la Champions con il Real proprio con un suo goal contro la Juve, avrebbe potuto fare il fenomeno e invece si è sempre comportato da gran signore e con grandissimo rispetto. Amor forse pagò un po’ troppo la differenza che al tempo c’era tra il calcio italiano e quello spagnolo, il nostro, a differenza di oggi, era molto più veloce, in Spagna andavano più piano e alla fine non rese quanto invece erano le aspettative su di lui, un po’ come successe a Paul Okon, in difficoltà a livello di velocità di pensiero, fisico e di lettura della manovra di gioco. Con Balbo credo di averci parlato forse 3 volte, lui parlava solo con Bati, c’era Lele Adani che già al tempo era un grande intenditore di calcio, parlava sempre con cognizione di causa e poi c’era forse il giocatore più sottovalutato di tutti: Enrico Chiesa, vero fenomeno che però a causa degli infortuni non ha mai potuto far vedere fino in fondo di che pasta fosse fatto, per me il vero fenomeno di quella squadra, dopo ovviamente i mostri sacri Bati e Rui, era lui.”


Sandro tu sei tra quei giocatori che hanno disputato tutte le competizioni calcistiche europee, ovviamente al tempo non c’era al Conference, ma c’era la Coppa delle Coppe.

“Esatto, tra l’altro ho disputato tutte le competizioni con la Fiorentina e una finale di Coppa Uefa con il Torino contro l’Ajax, quella famosa con il mitico Mister Mondonico in panchina. Conservo ancora gelosamente la maglietta scambiata a fine partita con Bergkamp.”

A proposito di maglie, le collezioni? Eravate critici o apprezzavate le maglie di quegli anni?

“Non mi ci far pensare, non solo non ho le mie, se non qualcuna, ma adesso ho mio figlio che mi infama perchè al tempo non c’era questa tendenza a conservarle. Considera che all’inizio avevano una maglia a partita e solo negli anni successivi ci veniva concessa una seconda maglia in caso di pioggia o maltempo. Ho il grande rammarico di non averne conservate abbastanza. La maglia viola mi è sempre piaciuta tantissimo, non ho ricordi di particolari commenti quando ci venivano presentate, ma ricordo benissimo che Roberto Mancini ci teneva a far sapere la sua, sui colletti, sulla vestibilità ecc, se non sbaglio negli ultimi anni lo ha messo anche come clausola nei suoi contratti, quella di intervenire almeno sugli abiti extra campo.”


Sandro poi un giorno mi racconterai di quella famosa cena che tu e Torricelli, su richiesta del Trap, faceste per convincere Edmundo a non partire per il carnevale l’anno del quasi scudetto… “Certo che te la racconterò, ma tu promettimi che mi aiuterai a recuperare qualche mia maglia degli anni in viola…”

Cavolo questa è una promessa difficile da mantenere Sandro, però ci provo dai!


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mercoledì 2 ottobre 2024

La maglia Viola: Fiorentina 1988/1989

 Ricordo con grande affetto la stagione 1988/1989.

Forse è stata la prima stagione che ho seguito interamente dall’inizio alla fine come giovanissimo  tifoso viola. Ricordo il mio primo album delle figurine Panini e ricordo che l’allenatore di quella squadra era Sven Goran Eriksson, coppia d’attaccato formata da Baggio e Borgonovo, Coppa Uefa raggiunta dopo uno spareggio a fine campionato giocato sul campo neutro di Perugia contro la Roma con goal decisivo di Roberto Pruzzo, fino all’anno prima centravanti, goleador proprio dei giallorossi.


Noi però parliamo della maglietta e, secondo me, quella maglietta viola con la scritta gialla Crodino rimane ad oggi una delle più belle in assoluto.



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Primo anno del nuovo sponsor tecnico ABM Abbigliamento (quelli con la S rossa).

 Senza nemmeno immaginarlo hanno regalato alcune delle magliette più iconiche della storia viola: ’88/’89 la maglia del ritorno in Europa con la B2, l’anno successivo la maglia della finale di Coppa Uefa e, l’ultimo anno di sponsorizzazione, la prima maglia senza Baggio ma con la stella rumena del Mondiale ’90 Marius Lacatus.


Qualche anno fa ho conosciuto Maurizio Bellissimo, storico titolare di ABM Abbigliamento e, ovviamente, non ho potuto fare a meno di chiamarlo per togliermi qualche curiosità.

“Come è iniziato il rapporto con Fiorentina? Nel modo più semplice possibile, del resto erano altri tempi: abbiamo mandato il nostro catalogo a molte società di Serie A e B, la Fiorentina c’ha chiamato per chiederci informazioni e così per tre anni siamo diventati fornitori ufficiali.”

Per chi non lo sapesse, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 ABM Abbigliamento, una piccolissima fabbrica con sede a Carpi, ha vestito gran parte delle squadre di Serie A e B, come mi ha raccontato Maurizio: “Non era come oggi che le grandi case di abbigliamento sportivo investono milioni di euro per sponsorizzare le squadre, in quegli anni noi fornivamo il materiale completo per la prima squadra e poi la società comprava da noi tutto il materiale per le giovanili a prezzo calmierato”. Ancora oggi Maurizio e sua moglie portano avanti l’azienda e conservano gelosamente i materiali originali dell’epoca, oltre agli scudetti delle varie squadre che venivano applicati sulle maglie da gioco.




Uno dei giocatori più rappresentativi di quegli anni viola, e in particolare di quell’anno, è senza dubbio Alberto Di Chiara: ”Sai cosa ricordo di quell’anno con Eriksson? Con lui per la prima volta presi in considerazione di arretrare di posizione sul campo, da ala sinistra a terzino, ruolo che poi mi regalerà grandi soddisfazioni con la conquista anche della Nazionale.”

Ho cercato di rubargli qualche aneddoto di quella squadra: ”Eravamo davvero un bel gruppo, unito, facevamo tanti scherzi, iniziammo dal Ritiro di Castel del Piano con i gavettoni dalle camere dell’hotel, anche allo stesso Eriksson, per continuare durante la stagione. Eravamo un gruppo composto da bravi ragazzi e Baggio stesso ero uno che di scherzi ne faceva parecchi, oltre a raccontare barzellette…” E per quanto riguarda i materiali? C’era stato un netto cambiamento rispetto al cotoncino dell’anno precedente: “Io preferivo il cotone, però sono molto affezionate alle maglie di quegli anni, quella della finale di Coppa Uefa, ho anche donato una maglia alla Fiorentina per esporla al Viola Park, quella del ’90/’91 il mio ultimo anno in viola. Al contrario di oggi noi avevamo solo due maglie a partite, una per il primo tempo e una per il secondo e solo in caso di pioggia ci cambiavamo anche i pantaloncini. La società non ci lasciava una maglia a partita come credo accada oggi, era tutto un po’ a discrezione del magazziniere.” 


Il marketing societario e il mercato delle magliette al tempo non erano la normalità come al giorno d’oggi, però non si fa fatica a notare che le due maglie più vendute furono la 9 e la 10: Borgonovo e Baggio, anzi come dicevano tutti Baggio & Borgonovo, la B2, la coppia d’attacco della Fiorentina da 40 reti totali tra campionato e Coppa Italia.


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mercoledì 25 settembre 2024

La maglia Viola: Fiorentina 1981/1982

 L’ultima volta che abbiamo concluso un campionato al secondo posto io avevo 2 anni, l’Italia avrebbe vinto il Mondiale in Spagna e a Firenze l’idolo incontrastato era Giancarlo Antognoni.

Oggi parliamo dell’iconica maglia del 1981/1982, quella per capirci con il giglio alabardato in mezzo al petto e dello sponsor j.d. Farrow’s.




Ho contattato Niccolò Pontello, allora vice presidente della Fiorentina. 

La Famiglia Pontello aveva acquistato la squadra viola l’anno precedente e, con la nomina a presidente di Ranieri Pontello, figlio del Conte Flavio, si decide di “svecchiare” il logo, le maglie e tutta la società.


L’opera di svecchiamento viene affidata ad un’agenzia specializzata di Firenze che gestisce anche il contatto con l’azienda di abbigliamento che poi diventerà anche sponsor. Per la prima volta, infatti, la Lega  aveva acconsentito alla presenza di uno sponsor frontale sulle magliette delle squadre di Serie A.


Ranieri e il cugino Luca vanno contro i “vecchi” della società e approvano il restyling totale proposto dall’agenzia. 

L’agenzia aveva giustificato questo impatto deciso del marchio sul petto asserendo che “più era appariscente, più poteva distogliere l’attenzione in campo dell’avversario”.


Bisogna anche considerare che al tempo non c’era un ufficio marketing in società e soprattutto non c’era un business come al giorno d’oggi sulla vendita delle magliette, quindi bisogna riconoscere quanto siano stati all’avanguardia i Pontello in quegli anni.

Apro una parentesi perché nel progetto di svecchiamento dell’immagine della società ci fu anche un tentativo, non andato bene a dire il vero, di rifare l’inno della Fiorentina: “Fu un fiasco, in quel caso sbagliammo, l’inno non andava cambiato”. 

Ne furono prodotti due, uno su richiesta di Walter Tanturli con Don Backy, prendendo spunto dal successo dell’inno romanista cantato da Venditti, dal titolo “Viola” e l’altro invece “Alè Fiorentina” fu anche suonato per qualche anno prima delle partite allo stadio. Sempre sotto la guida della famiglia Pontello nacque il primo magazine societario, un mensile che forse molti di voi ricorderanno che si chiamava “laFIORENTINA”.


Tornando alla maglietta, il giorno della presentazione fu criticata dai tifosi, dalla stampa e anche da giocatori, Ciccio Graziani fu tra i più critici sostenendo che quel tipo di materiale, (fino all’anno precedente le maglie erano di laniccio, adesso si passava all’acrilico), gli procurava prurito… 

Erano molto appariscenti, cambiò anche la tonalità del viola e la grafica del numero dietro, (in quegli anni non era previsto il cognome del giocatore sulla schiena, arriverà nella stagione 1995/1996), che richiamava esattamente nei colori e nel posizionamento il giglio alabardato sul davanti: numero rosso, sfondo bianco e cerchio viola.



Per i più feticisti, il posizionamento del logo j.d.Farrow’s cambiò più volte nell’arco della stagione per andare incontro anche alle varie richieste della Lega Calcio, proprio per questo esistono varie maglie con il logo più grande, spostato più a sinistra, più a destra, in basso ecc.


Ad oggi rimane una delle mie preferite, se non proprio la mia preferita.


E’ la maglia del: “Meglio secondi che ladri”.


Quell’anno, infatti, come vi ho anticipato all’inizio, arrivammo secondi  e perdemmo lo scudetto all’ultima giornata: eravamo a pari punti, 44, con la Juventus , a noi a Cagliari fu annullato un goal a Ciccio Graziani, a Catanzaro la Juve segnò su rigore di Brady.


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Internazionali BNL d'Italia 2026

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