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venerdì 18 aprile 2025

La maglia viola: la vittoria della Supercoppa, Irina Te Amo, Kanchelskis e le ciliegine

 Nel 1996 avevo 16 anni, stavo per iniziare la terza liceo e alla fine di agosto in occasione della Finale di Supercoppa contro il Milan, la Fiorentina sbanca Milano con il famoso “Irina te Amo” di Batistuta alla telecamera dopo aver segnato un gran goal.

Se mi avessero detto che 23 anni dopo avrei presentato la festa per i 50 anni di Batistuta in Piazza Signoria a Firenze e avrei conosciuto anche “la famosa” Irina, non c’avrei mai creduto.


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Questi sono gli anni che ricordo con maggiore gioia, a metà anni ’90 la Fiorentina era una delle sette sorelle del calcio italiano, sempre in lotta per i primi posti e ogni anno si festeggiava la fine del calciomercato con la “ciliegina” dell’allora presidente Vittorio Cecchi Gori. Ricordo un coro della Curva Fiesole, dopo l’uscita e il successo del “Il Ciclone” di Pieraccioni nei cinema di tutta Italia con record d’incassi incredibili: ”Con i soldi del Ciclone tu’ ci compri un ciliegione" geniali.


L’anno prima avevamo vinto la Coppa Italia vincendo tutte le partite, la stagione ’96/’97 parte benissimo con la vittoria in Supercoppa con il Milan (prima squadra a vincere la Coppa Italia a battere la vincitrice dello scudetto) e malissimo in Serie A con la sconfitta in casa contro il Vicenza (quattro goal di Otero) alla prima di campionato.

Parallelamente va benissimo in Coppa della Coppe, coppa che non esiste più, ma che al tempo permetteva alle vincitrici delle coppe di lega nazionali di sfidarsi in Europa.

Fummo eliminati dal Barcellona di Ronaldo in semifinale.
In Coppa Italia, da campione in carica, fu eliminata al terzo turno dal Bologna.

Era una super Fiorentina, con Toldo in porta, in difesa Carnasciali, Amoruso, Firicano, Falcone, Pusceddu, Serena, Padalino, a centrocampo Piacentini, lo svedese Schwarz (vi ricordate il coro che gli fu dedicato?), Cois, Bigica, Massimo Orlando e in attacco Bati , Rui, Baiano, Spadino Robbiati, Oliveira (anche il coro dedicato lui fu geniale : “Inventa il rigore che non c’era… Eeeeeeeh Oliveira!”) E ovviamente lo sfortunatissimo ciliegione: Andrei Kanchelskis, che ho rivisto in occasione della festa dei 90 della Fiorentina del 2016, se non mi avessero detto che era lui non l’avrei mai riconosciuto.


Come detto la stagione partì sotto i migliori auspici, ma a lungo andare non si rivelò una stagione memorabile, a raccontarmelo è proprio Aldo Firicano arrivato quell’anno in Fiorentina dal Cagliari insieme al terzino Pusceddu e all’attaccante Oliveira.

"Era appena uscita la sentenza Bosman che permetteva di liberarsi a parametro zero a fine contratto e io approdai con questa formula alla Fiorentina. Ricordo l’emozione della presentazione sotto la Curva Fiesole a luglio con un caldo pazzesco, l’attesa nel sottopassaggio prima di salire le scalette ed essere accolti da un bagno di folla incredibile, a Cagliari non era mai successa una cosa del genere per una presentazione. Il fatto di essere arrivati in tre ha agevolato molto il nostro inserimento nella squadra, però va anche detto che quello in cui siamo entrati era davvero un gran bel gruppo. Eravamo spesso a cena fuori insieme Degli anni in viola, ricordo la telefonata che mi fece il Trap prima di venire a Firenze, lo avevo avuto qualche anno prima a Cagliari come allenatore, ma nel ’98 prima di arrivare mi chiamò per sapere che situazione avrebbe trovato: lui aveva già deciso di venire, ma sono sicuro di aver contribuito in parte alla sua convinzione a venire avendogli parlato benissimo di Firenze e della Fiorentina. Un altro grande allenatore che hai avuto in quegli anni è stato Terim, un vero trascinatore, a livello tattico, soprattutto difensivo, lasciava un po’ a desiderare , ma per il resto aveva davvero una gran bella personalità".

Aldo che rapporto avevi e hai con le magliette? Le collezioni, le hai conservate?
"E’ un mio grande rimpianto, al tempo non mi interessava molto scambiarle o collezionare, adesso un po’ me ne pento. Al netto tra regali e tralsochi, ne avrò conservate una quindicina, una che conservo gelosamente è senza dubbio la maglia celebrativa del Cagliari dello scudetto!".

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giovedì 20 marzo 2025

La Maglia Viola, Il nuovo logo e le due finali perse nella stessa stagione

"Il nuovo logo nasce da quando siamo arrivati. E’ un lavoro che è andato avanti per due anni, anche con i tifosi e le istituzioni. La parola ACF legalmente non significa Associazione Calcio Fiorentina o Associazione Calcio Firenze. Sono solo tre lettere, ACF. Nel nuovo logo non ci sarà. La volontà è di rispettare il giglio, la Fiorentina con il colore viola, e la parola Viola. Il logo è un collegamento con la Fiorentina degli anni ’60, che ha vinto tanto in Italia e in Europa. La V di Viola è la parola di riferimento, la Viola è Fiorentina. La V si vede al Viola Park, sono convinto che questo sia il futuro della Fiorentina. Nelle maglie sotto il logo ci sarà la parola Fiorentina, ma non ci sarà ACF nelle maglie gara della prossima stagione”.


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Ecco spiegata la nascita del logo che ad oggi compare sulle divise della squadra viola. La Stagione 2022/2023 non inizia nel migliore dei modi, dopo l’addio a metà stagione dell’anno precedente di Vlahovic, arriva anche il mancato rinnovo di uno dei protagonisti della stagione precedente ovvero il centrocampista Torreira. In panchina confermato Vincenzo Italiano, che dopo anni riporta la Fiorentina a disputare le coppe europee (la Conference League ndr), e arrivano Gollini in porta, Dodò in difesa, Mandragora Barak a centrocampo e Jovic in attacco. Sulla carta sembra più forte dell’anno precedetente, purtroppo però Jovic farà rimpiangere Vlahovic e in coppia con Cabral non regaleranno grandi gioie in termini di reti, in compenso la squadra riesce a raggiungere la Finale di Conference League perdendola contro il West Ham e la Finale di Coppa Italia perdendo anche questa contro l’Inter.


Come dicevamo però la grande novità è il nuovo logo societario che ovviamente monopolizza la scelta grafica delle nuove maglie.

Si parte con la prima maglia, la classica viola che presenta “forme a "diamante quadrato" che si dipartono dallo stemma recentemente aggiornato, imitandone il contorno. Questo crea un motivo chevron decentrato sulla parte anteriore della maglia. Oltre a questa caratteristica unica, la maglia da calcio home Kappa Fiorentina 2022-23 ha maniche raglan semplici e un retro viola semplice, con il tradizionale posizionamento di tutti i loghi.”


Si passa alla seconda, bianca che con una doppia V sul davanti ricorda un pò la maglia della squadra argentina del Velez. 


La terza maglia di questa stagione rimane tra le mie preferite in quanto a eleganze e senso di appartenenza: è di colore navy con finiture dorate su polsini ed è un omaggio alla sala dei Gigli al Palagio di Parte Guelfa.


La quarta ed ultima maglia di quella stagione è nera con forme a V viola sfumate che scendono sul lato sinistro, dietro lo stemma.


La particolarità di questa maglia è che a disegnarla fu un tifoso che vinse il Contest organizzato dalla società, un’ottima idea che io avrei replicato anche negli anni successivi.


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giovedì 20 febbraio 2025

La maglia viola: la prima Fiorentina senza Antognoni e con Eriksson in panchina

 Oggi parliamo della stagione 1987/1988 e per farlo ho chiamato un amico, un ex calciatore che quella stagione se la ricorderà per tutta la vita. Si chiama Paolo Ciucchi, in quegli anni era il centravanti titolare della Primavera viola che vinse il Torneo di Viareggio, che disputò 5 partite in Serie A e che in una di questa sostituì lui: Roberto Baggio.


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Partiamo dall’inizio. Paolo arriva alla Fiorentina nell’estate del 1982, quella post mondiale vinto in Spagna e, soprattutto, la stagione successiva allo scudetto perso all’ultima giornata a favore della Juve. Inizia nella categoria Allievi e nel giro di cinque anni arriva a suon di goal in Serie A attraverso una finale del Torneo di Viareggio persa con compagno d’attacco un certo Igor Protti (in prestito solo per il Viareggio). Nel Febbraio 1988 accade tutto in tre giorni: sabato 13 Febbraio 1988 gioca, vince e segna nella semifinale contro il Milan al torneo di Viareggio, la sera raggiunge la Certosa a Firenze dove è in ritiro la prima squadra. Domenica 14 Febbraio entra al 67 minuto al posto di Davide Pellegrini, esordio in Serie A allo stadio Comunale di Firenze contro l’Empoli, la sera torna in ritiro a Viareggio per la finale del girono successivo. Lunedì 15 Febbraio gioca la finale contro il Torino, vince 1-0 ed è capocannoniere di quella edizione del Torneo di Viareggio.

Tre giorni incredibili considerando anche che in quegli anni non esistevano le rose lunghe, in panchina andavano massimo 5 giocatori, compreso il portiere, erano ammessi solo due stranieri e potevano essere effettuate solo due sostituzioni. Da li al termine della stagione Paolo giocherà altre quattro partite (tutto il campionato erano 30 perchè c’erano solo 16 squadre), ma un altro momento emozionate rimarrà sicuramente il 20 marzo 1988, Fiorentina-Cesena, minuto 71, esce Roberto Baggio, entra Paolo Ciucchi. Paolo oggi vive a Firenze, allena gli Esordienti 2012 del Tavarnuzze ed era già da qualche settimana che provavo a chiamarlo. Domenica ci siamo visti allo stadio e quando gli ho detto che lo stavo cercando, ma non rispondeva ai messaggi mi ha detto: "Non pensavo fossi davvero te, pensavo fosse qualcuno che si spacciava per te". Favoloso. Paolo è davvero una bravissima persona, onesta, corretta, e forse proprio questa grande onestà e correttezza non lo hanno premiato quando avrebbe dovuto affidarsi alle persone giuste per rimanere nel calcio che conta.


“In tre giorni mi cambiò la vita, fui aggregato in pianta stabile in prima squadra, piacevo molto a Eriksson che mi seguiva in Primavera, considera che feci tutto il ritiro della stagione successiva quella della stagione ’88/’89 con la prima squadra, prima di essere ceduto a settembre alla Centese. Ricordo Dunga, appena arrivato, che mi dava un sacco di consigli, ma s’incazzava anche parecchio, Diaz che, non attraversando un buon periodo, non mi passò la palla nonostante fossi da solo davanti alla porta, Sono ancora in contatto con Landucci, Bosco e naturalmente i “fiorentini” come Celeste Pin. L’unico errore che posso imputarmi e di non essere stato bravo a capire quello che avevano in mente per me e gli altri ragazzi della primavera: c’erano altri ragazzi forti, però fummo spediti tutti in Serie C, quando, con il senno di poi, saremmo potuti tutti, o quasi, andare a giocare almeno in Serie B”.

La Fiorentina ’87/’88 fu la prima senza Giancarlo Antognoni e la prima con Baggio protagonista, in attacco giocavano Diaz e il capocannoniere della stagione precedente Rebonato, in difesa lo svedese Hysen, Contratto, Carobbi, Battistini, mentre a centrocampo il già citato Roberto Bosco, un giovanissimo Nicola Berti, che a fine stagione fu venduto all’Inter insieme a Diaz, e poi Pellegrini, Di Chiara, Onorati e Gelsi. In campionato si classificò all’ottavo posto mancando la qualificazione in Europa, il capocannoniere fu Diaz con 12 reti, di cui 7 in campionato. Paolo conservi ancora la maglietta dell’esordio? “Non toccare questo argomento, la prestai per esporla e non è più tornata indietro…”. La maglietta di quell’anno era prodotta da N2, un brand collegato alla NR di Nicola Raccuglia. Fu l’ultimo anno di cinque. Lo sponsor Crodino rimase anche l’anno successivo quando, come abbiamo già visto, la Fiorentina cominciò a vestire S ABM.

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venerdì 14 febbraio 2025

La maglia viola: L’ultimo titolo vinto, la cessione di Batistuta e la maglia argentata.

La prima Fiorentina del nuovo millennio, ovvero quella della stagione 2000/2001 parte subito con una cessione eccellente dal valore di circa 70 miliardi della vecchie lire, 35 milioni di euro al cambio attuale : dopo 9 anni lascia Firenze, per andare a vincere lo scudetto a Roma, il bomber viola per eccellenza ovvero Gabriel Omar Batistuta


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E’ una Fiorentina totalmente rinnovata a cominciare dall’allenatore: via Trapattoni, dopo aver sfiorato lo scudetto, e panchina affidata al turco Fatih Terim. Ricordo che erano i primi anni che trasmettevo in radio, per la precisione a Radio Planet, era in vetrine di fronte all’ingresso della tribuna autorità, dove adesso c’è il Fiorentina Store.

La cessione di Bati ci turbò tutti, ma alla fine nemmeno più di tanto, se si pensa che, esattamente dieci anni prima, era stato venduto Baggio alla Juve e la città fu messa a ferro e fuoco.

Ricordo un’estate anestetizzata dal calcio mercato in attesa di capire chi sarebbe stato il successore del bomber argentino. Il successore non fu uno solo infatti, bensì due: Nuno Gomes, portoghese che godeva della nostra fiducia grazie alle belle parole spese su di lui da Rui Costa, e tale Leandro, giovane attaccante brasiliano che, se dovesse capitarmi di incontrare per strada non lo riconoscerei nemmeno…

Fortunatamente in attacco rimase Enrico Chiesa che in quella stagione realizzò ben 27 reti di cui 22 solo in campionato. Alla fine Nuno Gomes tra campionato, Coppa Italia e Coppa Uefa portò a casa un bottino di 13 reti totali che gli valsero la conferma anche per l’anno successivo, Leandro invece 9 di cui 5 in campionato, ma nel suo caso non servirono per farlo rimanere a Firenze.


Della super Fiorentina stellare di Trapattoni che aveva sfiorato lo scudetto due anni prima (non c’è bisogno di ricordare nuovamente del carnevale di Rio e di Edmundo), erano rimasti: Cois, Di Livio, Torricelli, Firicano, Mijatovic, Toldo, Repka, il già citato Chiesa e qualche giovane aggregato dalla primavera. 


La stagione sembrava promettere bene, il gioco di Terim era spettacolare, non per niente l’anno precedente aveva vinto la Coppa Uefa con il Galatasaray.

Vittorie schiaccianti contro Inter a Firenze, ma soprattutto un 4-0 devastante contro il Milan (proprio questa vittoria convincerà il presidente Berlusconi a chiamarlo per allenare Milan, cosa che fece infuriare Cecchi Gori che decise di esonerarlo prima della fine della stagione), o un 6-0 contro il Brescia, ma anche sconfitte rocambolesche in casa contro il Perugia per 4-3 o con la Lazio 4-1. Alla 21esima giornata subentra provvisoriamente Luciano Chiarugi per poi lasciare, grazie ad una deroga, la panchina ad un esordiente Roberto Mancini.

A fine anno la Fiorentina si classifica al nono posto e si qualifica alle coppe europee grazie all’ultimo titolo vinto fino ad oggi, ovvero la Coppa Italia ai danni del Parma.

In Coppa Uefa invece viene eliminata al primo turno dal Tirol Innsbruck. Questa fu l’ultima Fiorentina competitiva del decennio dei Cecchi Gori, al termine di questa stagione, infatti, era chiaro che tirasse una brutta aria dal momento che furono ceduti, per far cassa, sia Rui Costa, al Milan, che Toldo all’Inter.


Per quanto riguarda la maglietta, dopo tre anni di sponsor tecnico Fila ci fu il passaggio, per un solo anno alla Diadora che per essere onesti non realizzò maglie eccezionali: la classica viola, quella bianca,  l’exploit ci fu con la terza.

Per la terza maglia infatti fu utilizzato un inedito colore argento/grigio. Diadora durò solo una stagione, poi ci fu il passaggio a Mizuno per la stagione che passerà alla storia come quella del fallimento.


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mercoledì 27 novembre 2024

La prima volta in Champions League, Sandro Cois e quella cena con Edmundo

 Sarebbe potuta essere la stagione del post scudetto del ’98 e invece  fu la stagione del ritorno in Champions League anzi per essere corretti della prima volta in Champions, perchè l’ultima volta la Fiorentina aveva disputato la Coppa dei Campioni dopo aver vinto lo scudetto.

Entusiasmo alle stelle, gli arrivi di Mijatovic dal Real Madrid, Abel Balbo, Enrico Chiesa, Amor dal Barcellona davano la Fiorentina in pole position per la vittoria dello scudetto.

Alla fine fu “solo” settimo posto e qualificazione in Coppa UEFA, ma la stagione regalò grandissime emozioni passate alla storia.



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“Considera che in Champions affrontammo Arsenal, Manchester United che vinse la Coppa e il Barcellona, il goal di Bressan al Barcellona, quello di Bati a Wembley contro l’Arsenal, che annata pazzesca” A parlare è Sandro Cois che ho chiamato per farmi raccontare quella stagione.

Partiamo dal Mister, in panchina c’era Trapattoni: “Persona buona che viveva di e per il calcio, fosse stato per lui sarebbe stato in campo dalla mattina alla sera, gli piaceva giocare chiuso, diceva sempre che l’importante era non prendere goal perchè tanto con gli attaccanti che avevamo un goal lo facevamo sicuramente. Se vincevi 1-0 toglieva un attaccante e metteva un difensore e a me ripeteva sempre di non superare la linea di centrocampo. Quando andavamo a giocare con la Juve o a Roma io dovevo seguire Zidane e Totti anche in bagno. Rivedo il Trap in Ranieri. Anche il Mister adesso alla Roma era fissato con il 4-4-2 e non riuscivi a fargli cambiare idea.”



Sandro era uno spogliatoio importante, con tanti leader, basti pensare a Bati, Rui, ma anche ai nuovi Mijatovic, Amor e Chiesa su tutti: Mijiatovic era di un’umiltà incredibile, aveva appena vinto la Champions con il Real proprio con un suo goal contro la Juve, avrebbe potuto fare il fenomeno e invece si è sempre comportato da gran signore e con grandissimo rispetto. Amor forse pagò un po’ troppo la differenza che al tempo c’era tra il calcio italiano e quello spagnolo, il nostro, a differenza di oggi, era molto più veloce, in Spagna andavano più piano e alla fine non rese quanto invece erano le aspettative su di lui, un po’ come successe a Paul Okon, in difficoltà a livello di velocità di pensiero, fisico e di lettura della manovra di gioco. Con Balbo credo di averci parlato forse 3 volte, lui parlava solo con Bati, c’era Lele Adani che già al tempo era un grande intenditore di calcio, parlava sempre con cognizione di causa e poi c’era forse il giocatore più sottovalutato di tutti: Enrico Chiesa, vero fenomeno che però a causa degli infortuni non ha mai potuto far vedere fino in fondo di che pasta fosse fatto, per me il vero fenomeno di quella squadra, dopo ovviamente i mostri sacri Bati e Rui, era lui.”


Sandro tu sei tra quei giocatori che hanno disputato tutte le competizioni calcistiche europee, ovviamente al tempo non c’era al Conference, ma c’era la Coppa delle Coppe.

“Esatto, tra l’altro ho disputato tutte le competizioni con la Fiorentina e una finale di Coppa Uefa con il Torino contro l’Ajax, quella famosa con il mitico Mister Mondonico in panchina. Conservo ancora gelosamente la maglietta scambiata a fine partita con Bergkamp.”

A proposito di maglie, le collezioni? Eravate critici o apprezzavate le maglie di quegli anni?

“Non mi ci far pensare, non solo non ho le mie, se non qualcuna, ma adesso ho mio figlio che mi infama perchè al tempo non c’era questa tendenza a conservarle. Considera che all’inizio avevano una maglia a partita e solo negli anni successivi ci veniva concessa una seconda maglia in caso di pioggia o maltempo. Ho il grande rammarico di non averne conservate abbastanza. La maglia viola mi è sempre piaciuta tantissimo, non ho ricordi di particolari commenti quando ci venivano presentate, ma ricordo benissimo che Roberto Mancini ci teneva a far sapere la sua, sui colletti, sulla vestibilità ecc, se non sbaglio negli ultimi anni lo ha messo anche come clausola nei suoi contratti, quella di intervenire almeno sugli abiti extra campo.”


Sandro poi un giorno mi racconterai di quella famosa cena che tu e Torricelli, su richiesta del Trap, faceste per convincere Edmundo a non partire per il carnevale l’anno del quasi scudetto… “Certo che te la racconterò, ma tu promettimi che mi aiuterai a recuperare qualche mia maglia degli anni in viola…”

Cavolo questa è una promessa difficile da mantenere Sandro, però ci provo dai!


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Internazionali BNL d'Italia 2026

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