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giovedì 20 febbraio 2025

La maglia viola: la prima Fiorentina senza Antognoni e con Eriksson in panchina

 Oggi parliamo della stagione 1987/1988 e per farlo ho chiamato un amico, un ex calciatore che quella stagione se la ricorderà per tutta la vita. Si chiama Paolo Ciucchi, in quegli anni era il centravanti titolare della Primavera viola che vinse il Torneo di Viareggio, che disputò 5 partite in Serie A e che in una di questa sostituì lui: Roberto Baggio.


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Partiamo dall’inizio. Paolo arriva alla Fiorentina nell’estate del 1982, quella post mondiale vinto in Spagna e, soprattutto, la stagione successiva allo scudetto perso all’ultima giornata a favore della Juve. Inizia nella categoria Allievi e nel giro di cinque anni arriva a suon di goal in Serie A attraverso una finale del Torneo di Viareggio persa con compagno d’attacco un certo Igor Protti (in prestito solo per il Viareggio). Nel Febbraio 1988 accade tutto in tre giorni: sabato 13 Febbraio 1988 gioca, vince e segna nella semifinale contro il Milan al torneo di Viareggio, la sera raggiunge la Certosa a Firenze dove è in ritiro la prima squadra. Domenica 14 Febbraio entra al 67 minuto al posto di Davide Pellegrini, esordio in Serie A allo stadio Comunale di Firenze contro l’Empoli, la sera torna in ritiro a Viareggio per la finale del girono successivo. Lunedì 15 Febbraio gioca la finale contro il Torino, vince 1-0 ed è capocannoniere di quella edizione del Torneo di Viareggio.

Tre giorni incredibili considerando anche che in quegli anni non esistevano le rose lunghe, in panchina andavano massimo 5 giocatori, compreso il portiere, erano ammessi solo due stranieri e potevano essere effettuate solo due sostituzioni. Da li al termine della stagione Paolo giocherà altre quattro partite (tutto il campionato erano 30 perchè c’erano solo 16 squadre), ma un altro momento emozionate rimarrà sicuramente il 20 marzo 1988, Fiorentina-Cesena, minuto 71, esce Roberto Baggio, entra Paolo Ciucchi. Paolo oggi vive a Firenze, allena gli Esordienti 2012 del Tavarnuzze ed era già da qualche settimana che provavo a chiamarlo. Domenica ci siamo visti allo stadio e quando gli ho detto che lo stavo cercando, ma non rispondeva ai messaggi mi ha detto: "Non pensavo fossi davvero te, pensavo fosse qualcuno che si spacciava per te". Favoloso. Paolo è davvero una bravissima persona, onesta, corretta, e forse proprio questa grande onestà e correttezza non lo hanno premiato quando avrebbe dovuto affidarsi alle persone giuste per rimanere nel calcio che conta.


“In tre giorni mi cambiò la vita, fui aggregato in pianta stabile in prima squadra, piacevo molto a Eriksson che mi seguiva in Primavera, considera che feci tutto il ritiro della stagione successiva quella della stagione ’88/’89 con la prima squadra, prima di essere ceduto a settembre alla Centese. Ricordo Dunga, appena arrivato, che mi dava un sacco di consigli, ma s’incazzava anche parecchio, Diaz che, non attraversando un buon periodo, non mi passò la palla nonostante fossi da solo davanti alla porta, Sono ancora in contatto con Landucci, Bosco e naturalmente i “fiorentini” come Celeste Pin. L’unico errore che posso imputarmi e di non essere stato bravo a capire quello che avevano in mente per me e gli altri ragazzi della primavera: c’erano altri ragazzi forti, però fummo spediti tutti in Serie C, quando, con il senno di poi, saremmo potuti tutti, o quasi, andare a giocare almeno in Serie B”.

La Fiorentina ’87/’88 fu la prima senza Giancarlo Antognoni e la prima con Baggio protagonista, in attacco giocavano Diaz e il capocannoniere della stagione precedente Rebonato, in difesa lo svedese Hysen, Contratto, Carobbi, Battistini, mentre a centrocampo il già citato Roberto Bosco, un giovanissimo Nicola Berti, che a fine stagione fu venduto all’Inter insieme a Diaz, e poi Pellegrini, Di Chiara, Onorati e Gelsi. In campionato si classificò all’ottavo posto mancando la qualificazione in Europa, il capocannoniere fu Diaz con 12 reti, di cui 7 in campionato. Paolo conservi ancora la maglietta dell’esordio? “Non toccare questo argomento, la prestai per esporla e non è più tornata indietro…”. La maglietta di quell’anno era prodotta da N2, un brand collegato alla NR di Nicola Raccuglia. Fu l’ultimo anno di cinque. Lo sponsor Crodino rimase anche l’anno successivo quando, come abbiamo già visto, la Fiorentina cominciò a vestire S ABM.

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giovedì 9 gennaio 2025

L' addio di Baggio e la Finale maledetta di Coppa UEFA

 La storia della Fiorentina ha nella stagione 1989/1990 uno dei suoi tanti spartiacque.

L’ultima stagione dei Pontello a Firenze prima di vendere ai Cecchi Gori, l’ultima stagione di Baggio a Firenze prima di essere ceduto alla Juventus, la finale di Coppa Uefa persa proprio contro la Juve.

“Quell’anno è come se avessimo giocato tre campionati”

Celeste Pin veterano e grande protagonista di  quella stagione e delle sette precedenti in viola, riassume così quella stagione.


“Eravamo un gruppo davvero unito e considera anche che eravamo davvero pochi, 16 più qualche aggregato della Primavera. L’allenatore Bruno Giorgi era giustamente convinto che un gruppo unito avrebbe regalato qualche punto in più.

Il problema però era che andavamo a Kiev contro la Dinamo in Coppa Uefa, facevamo una grande partita e poi la partita successiva in campionato eravamo a pezzi e perdevamo.”

In quella Fiorentina giocava Roberto Baggio: “Ricordo il pranzo prima della finale ad Avellino, Roberto era convinto di andare al Milan, o almeno avrebbe preferito, come ormai tutti sanno, non era molto entusiasta di andare alla Juve.”



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Chi invece alla Juve è andato non a giocarci, ma ad allenarci è stato il portiere di’ quella stagione Marco Landucci: “Marco, che è stato il vice di Allegri alla Juve, è un carissimo amico e quest’estate quando tutti erano pessimisti sull’arrivo di Kean, lui mi aveva assicurato che avevano preso un gran giocatore che aveva solo bisogno di fiducia da parte dell’allenatore e avere un ambiente che lo sostiene, tutto quello che poi a Firenze ha effettivamente trovato.”

Che mi dici di Carlos Dunga? “Carlos non voleva perdere nemmeno in allenamento ed era sempre un esempio positivo per tutti, ti spronava a dare sempre di più, non guardava in faccia nessuno”.

Kubik? “Il gigante buono, Dunga con lui si arrabbiava perchè percepiva la sua grande tecnica e voleva che facesse di più”


In quella squadra giocava anche Beppe Iachini che qualche anno fa ha anche allenato la squadra:

“Ho ancora nella testa il coro dei tifosi: Picchia per noi Beppe Iachini. Beppe dava il 200%, potevi fare affidamento su di lui sempre, non molto dotato tecnicamente, ma faceva esattamente tutto quello che gli chiedeva il Mister”

A proposito di allenatori, quell’anno arrivaste in finale di Coppa Uefa, ma mi salvaste all’ultima giornata, l’andamento non buono in campionato costò la panchina a Bruno Giorgi:

“Persona eccezionale, come ho detto prima, credeva nell’unione nel gruppo e noi lo eravamo. Lasciava giustamente libero dagli schemi Baggio, tanto comunque a centrocampo di pensava Dunga… Poi arrivò Ciccio Graziani, con il quale avevo giocato pochi anni prima proprio nella Fiorentina, all’inizio ero in imbarazzo se dargli del tu o del Lei, fu lui a dirmi di darmi del tu.”



Tu l’anno successivo hai avuto anche l’allenatore brasiliano Sebastiao Lazaroni:

“L’anno successivo i Pontello cedettero la società ai Cecchi Gori e arrivò Lazaroni sponsorizzato fortemente da Dunga che lo aveva in Nazionale. All’inizio fu tutto diverso, non avevano degli schemi bel precisi, per lui prevaleva lo spettacolo, poi però si accorse che forse il calcio italiano era differente da quello brasiliano e cominciò a dare più attenzione agli schemi”


In quella Fiorentina si distinsero Nappi e il giovane Malusci:

“Nappi era un giocherellone, si percepiva proprio che lui si divertiva a giocare a calcio, che fosse ai campini o a Brema, per lui non faceva differenze e soprattutto non subiva le pressioni, Alberto proprio quell’anno fu aggregato in prima squadra e all’esordio giocò con grande personalità, come un veterano.”

Un giocatore che arrivò quella stagione, ma che s’infortunò subito e conserva ancora un non so che di mitologico è Oscar Alberto Dertycia:

“Poverino, arrivò e dopo poche partite s’infortunò subito gravemente. Non l’abbiamo più visto”

Quell’anno lo sponsor tecnico era ABM e lo sponsor di maglia era il quotidiano cittadino “LA NAZIONE”.

“Non ho nemmeno una maglia, le ho regalate tutti ai miei ex compagni di classe e della squadra in cui giocavo in Veneto, io però la maglia alla quale sono più affezionato è quella JD FARROWS”.

E la partita che ricordi con maggiore affetto?

“La più bella sicuramente quella di Coppa Uefa contro il Boavista nell’85/’86 quando segnai il goal vittoria allo stadio, la più brutta, anzi le più brutte sicuramente le due finali di Coppa Uefa contro la Juve.”


In quella Fiorentina giocava un altro ragazzo veneto: Renato Buso. Proprio con Buso, Celeste ha scritto il libro “Due veneti a Firenze”.


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mercoledì 2 ottobre 2024

La maglia Viola: Fiorentina 1988/1989

 Ricordo con grande affetto la stagione 1988/1989.

Forse è stata la prima stagione che ho seguito interamente dall’inizio alla fine come giovanissimo  tifoso viola. Ricordo il mio primo album delle figurine Panini e ricordo che l’allenatore di quella squadra era Sven Goran Eriksson, coppia d’attaccato formata da Baggio e Borgonovo, Coppa Uefa raggiunta dopo uno spareggio a fine campionato giocato sul campo neutro di Perugia contro la Roma con goal decisivo di Roberto Pruzzo, fino all’anno prima centravanti, goleador proprio dei giallorossi.


Noi però parliamo della maglietta e, secondo me, quella maglietta viola con la scritta gialla Crodino rimane ad oggi una delle più belle in assoluto.



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Primo anno del nuovo sponsor tecnico ABM Abbigliamento (quelli con la S rossa).

 Senza nemmeno immaginarlo hanno regalato alcune delle magliette più iconiche della storia viola: ’88/’89 la maglia del ritorno in Europa con la B2, l’anno successivo la maglia della finale di Coppa Uefa e, l’ultimo anno di sponsorizzazione, la prima maglia senza Baggio ma con la stella rumena del Mondiale ’90 Marius Lacatus.


Qualche anno fa ho conosciuto Maurizio Bellissimo, storico titolare di ABM Abbigliamento e, ovviamente, non ho potuto fare a meno di chiamarlo per togliermi qualche curiosità.

“Come è iniziato il rapporto con Fiorentina? Nel modo più semplice possibile, del resto erano altri tempi: abbiamo mandato il nostro catalogo a molte società di Serie A e B, la Fiorentina c’ha chiamato per chiederci informazioni e così per tre anni siamo diventati fornitori ufficiali.”

Per chi non lo sapesse, tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 ABM Abbigliamento, una piccolissima fabbrica con sede a Carpi, ha vestito gran parte delle squadre di Serie A e B, come mi ha raccontato Maurizio: “Non era come oggi che le grandi case di abbigliamento sportivo investono milioni di euro per sponsorizzare le squadre, in quegli anni noi fornivamo il materiale completo per la prima squadra e poi la società comprava da noi tutto il materiale per le giovanili a prezzo calmierato”. Ancora oggi Maurizio e sua moglie portano avanti l’azienda e conservano gelosamente i materiali originali dell’epoca, oltre agli scudetti delle varie squadre che venivano applicati sulle maglie da gioco.




Uno dei giocatori più rappresentativi di quegli anni viola, e in particolare di quell’anno, è senza dubbio Alberto Di Chiara: ”Sai cosa ricordo di quell’anno con Eriksson? Con lui per la prima volta presi in considerazione di arretrare di posizione sul campo, da ala sinistra a terzino, ruolo che poi mi regalerà grandi soddisfazioni con la conquista anche della Nazionale.”

Ho cercato di rubargli qualche aneddoto di quella squadra: ”Eravamo davvero un bel gruppo, unito, facevamo tanti scherzi, iniziammo dal Ritiro di Castel del Piano con i gavettoni dalle camere dell’hotel, anche allo stesso Eriksson, per continuare durante la stagione. Eravamo un gruppo composto da bravi ragazzi e Baggio stesso ero uno che di scherzi ne faceva parecchi, oltre a raccontare barzellette…” E per quanto riguarda i materiali? C’era stato un netto cambiamento rispetto al cotoncino dell’anno precedente: “Io preferivo il cotone, però sono molto affezionate alle maglie di quegli anni, quella della finale di Coppa Uefa, ho anche donato una maglia alla Fiorentina per esporla al Viola Park, quella del ’90/’91 il mio ultimo anno in viola. Al contrario di oggi noi avevamo solo due maglie a partite, una per il primo tempo e una per il secondo e solo in caso di pioggia ci cambiavamo anche i pantaloncini. La società non ci lasciava una maglia a partita come credo accada oggi, era tutto un po’ a discrezione del magazziniere.” 


Il marketing societario e il mercato delle magliette al tempo non erano la normalità come al giorno d’oggi, però non si fa fatica a notare che le due maglie più vendute furono la 9 e la 10: Borgonovo e Baggio, anzi come dicevano tutti Baggio & Borgonovo, la B2, la coppia d’attacco della Fiorentina da 40 reti totali tra campionato e Coppa Italia.


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martedì 16 gennaio 2018

Di Chiara e la barzelletta di Roberto Baggio

In questa nuova puntata il simpaticissimo Alberto Di Chiara racconta una delle mitiche barzellette di Roberto Baggio 



Goal Car, la prima web serie italiana dedicata al calcio ambientata all’interno di un’automobile.


Qui potete vedere tutte le puntate pubblicate fino ad oggi: 



 L’obiettivo di GoalCar non è il cantare bensì gli aneddoti e tutte quelle cose che un calciatore non racconterebbe mai ad un giornalista.

Un progetto iniziato poco più di un anno fa da un’idea del DJ Carlo Nicoletti (Carletto) e dall’autore Alessio Tagliento (Zelig, Colorado, Quelli che il calcio, Panariello non esiste, ecc.).

A bordo di una fiammante auto sportiva gialla, Carletto ha girato l’Italia incontrando calciatori di serie A in attività ed ex-calciatori facendosi raccontare storie simpatiche e curiose.

Una serie di brevi pillole che vi accompagneranno nei prossimi mesi il martedì e il giovedì sul canale YouTube.com/NoLogicTV


Buona Visione!
Staff


 
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